Che ti direi se ti vedessi, Mamma?
se il tuo sorriso
penetrasse nell'intimo mio dramma,
a me sì greve e a Dio sì spesso inviso?

Che ti direi, se il raggio mi apparisse
di tua bellezza,
nel cui fulgido alone Gesù visse,
quasi obliando dei suoi dì l'asprezza?

Che ti direi se la tua bianca mano
benedicente
sul ribelle mio capo e sull'insano
freddo mio cuor posasse piamente?

«O Mamma - ti direi - stringimi forte
fra le tue braccia!
Provvedi tu, tu sola alla mia sorte
e l'alito del mal da me discaccia.

Adornami dell'abito nuziale
radioso e puro.
Dell'innocente allodola, che sale
cantando sempre, dammi il vol sicuro».

Ti parlerei del povero fratello
che non ha pane,
di chi trascina a stento il suo fardello
di lacrime, talvolta disumane.

T'indicherei le piaghe doloranti
dei peccatori
e le infuocate stimmate dei santi
che gemon sotto rei persecutori.

Sì, tante, tante cose ti direi!
... o forse nulla;
perché tu, Mamma, dei pensieri miei
già vedi il fondo, fin dalla mia culla.

Sarebbe dolce starti ad ascoltare
nel silenzioso
rapimento dell'estasi e mirare
il tuo volto soave e luminoso.

L'anima allor dilaterebbe un'onda
di confidenza,
immensa come il mar, pura e gioconda
come il fervor della riconoscenza.

E tu in me leggeresti una parola
di viva fiamma,
una voce d'amor semplice e sola,
un richiamo accorato, un nome: Mamma!