Sono ai tuoi piedi, Vergine Maria:
vengo a portarti la mia voce umana;
sei abissale, ma non sei lontana,
sei un mistero, ma sei tutta mia.

Dovrei fuggire dal tuo sguardo illeso,
che si dilata verso l'infinito;
ma il sospiro mortale si fa ardito
d'abbandonare in te l'ansante peso.

Tu sei la grazia che si fa visione
per gli occhi dalla cornea grinzosa;
in te la confidenza si riposa,
ancorata al tuo sì d'annunciazione.

Tu traduci la forza dell'Amore
nel linguaggio che articola il divino;
sei l'apice vivente del destino
che intarsia l'universo nel fulgore.

Se ti guardo, mi sento sconfinare
dai cigolanti calcoli dell'io
agl'insondati sperperi di Dio;
e m'invade il tuo palpito solare.

Tu grondi di purezza e d'armonia:
lasciami stare accanto alla tua pace;
porgi il tuo pane all'anima vorace;
fa' che ricerchi in te la sintonia