Mi affido a te. Sei l'Unica.
Tu conosci il mio male:
è il tumore dell'io,
che si aggroviglia,
tenacemente,
a soffocarmi il volo.

Mi affido a te. Sei l'occhio
della speranza.
Mi guardi; e non c'è ombra
nel tuo azzurro abissale.
Il mio ansito greve
si smemora;
la mia piaga riluce.
E il cammino mi appare
come un ampio avvenire di promesse,
come un oggi d'amore.

Mi affido a te. Mi penetri
con la linfa materna:
e l'opaco fluire del mio sangue
s'inturgida di grazia;
e l'assurdo angoscioso
che mi sgretola viva,
si trasfigura
nel mistero dì Cristo.
Il mio peso si fa risurrezione.

Mi affido a te. Lo spasimo
che si protende
verso il puro tuo cuore,
non presume trionfi
sul tumore che duole.
Solo t'invoco, Madre:
fa' che il nulla si accetti dolcemente,
e si renda più concavo,
più vuoto:
per offrirsi all'amore.