(Torino, Casa Madre Mazzarello - Quando partire... era morire)

Se muto è il labbro e non sa dirvi addio,
oh, non è muto il cuore!
Esso sente per voi sincero affetto;
non ve lo sa mostrare,
ma pure sa versare
una lacrima viva di dolore.
Vi vedo ad una ad una, sorridenti
pur nello strazio amaro
di un'ora di passione;
vi vedo risplendenti
d'umil grandezza, d'eroismo eccelso,
ma di se stesso ignaro,
e vorrei dirvi, sì, che siete forti
come il pino che sorge sulla vetta,
come l'aquila ardita.
Immolate così la vostra vita,
semplici come il fiore
che profuma la terra e non lo sa.

Voi partite, sorelle, ma l'incanto
del vostro nome resta ad indicare
le mete dell'amore;
voi partite, ma resta qui a cantare
il vostro grande cuore.
Saremo sempre unite nella via
che guida verso il cielo.
Per l'anima che pensa, vive e spera
non esiston distanze né barriere;
sol esiste l'anelo
d'annunciar sempre Cristo redentore;
sol esiste l'amore
che affratella e consola.
Nell'Ostia che s'immola
ogni dì sull'altare, troveremo
il centro dell'unione e della gioia.

Andate, sì, sorelle, e v'accompagni
dolce in questo mattino
di sangue e d'ardimento
lo sguardo della Vergine pietosa.
Ella vi segua buona ed amorosa
fino al meriggio pieno,
quando il pianto sarà mutato in gaudio,
in limpido sereno.
Tra le sue braccia sempre troverete
la patria lontana
e della vostra mamma il fuoco ardente,
la bontà sovrumana.
Oh, vorrei dirvi il palpito sincero,
sorelle, del mio cuore!
Ma trepida sul labbro la parola...
Vi parli quell'Amore
che ride e splende sempre nel dolore.