Quant'è bella giovinezza
se trascorre lieta e pia!
Chi vuol esser santo, sia;
di doman non v'è certezza.

Ecco un giglio immacolato,
di fragranza eccezionale.
In Domenico è sbocciato
con incanto celestiale.

Dal suo cuore un inno sale
di purissima armonia.
«Chi vuol esser santo, sia;
di doman non v'è certezza».

Ei si prostra ad adorare
con devoti affetti grati
e non esita a giurare:
«Morte sì, ma non peccati».

Gli rispondono i Beati
E la Vergine Maria:
«Chi vuol esser santo, sia;
di doman non v'è certezza».

Ei combatte con ardore
E trionfa eroicamente;
così ascende vincitore
fino al cielo risplendente.

Lascia scritto saggiamente
sulle pietre della via:
«Chi vuol esser santo, sia;
di doman non v'è certezza».

Di Don Bosco egli è la gloria
più vibrante e più gentile.
Nella nostra breve storia
è gigante, è fior d'aprile;

e ammonisce, grande e umíle,
con indomita energia:
«Chi vuol esser santo, sia;
di doman non v'è certezza».

La sua voce in noi discende
come un'intima carezza;
il suo esempio in noi accende
una luce di fortezza,

che gustar ne fa l'ebbrezza
della calda melodia:
«Chi vuol esser santo, sia;
di doman non v'è certezza».

Tu, Domenico, sei fiamma
che divampa alta lassù;
sei un nobile programma
di sapienza e di virtù.

All'ardita gioventù
ancor dici: «Su, allegria!
Chi vuol esser santo, sia;
di doman non v'è certezza!».