È un tipo veramente pasticcione;
ma è mio figlio.
Gioca con le armi e uccide le persone;
ma è mio figlio.
Si gonfia come un tacchino:
si crede importante, unico, terribile;
ma è mio figlio.
Digrigna i denti come un leopardo.
Quello che pensa lui è sempre giusto;
le sue voglie sono diritti
inalienabili;
le sue idee sono verbo di vita.
… ma è mio figlio.
Ne fa tante e tante, di tutti i colori;
c’è da mettersi le mani nei capelli.
MA È MIO FIIIIGLIOOOO!
 
Gli ho dato l’intelligenza,
e lui l’ha messa nel cassetto.
Si comporta da stolto,
ma è mio figlio.
Come posso abbandonarlo?
Come posso lasciare
che precipiti là dove tutto è tenebrume?
No; non posso! Lo catturo con la rete
della misericordia.
 
Gli tiro un po’ le orecchie.
Un po’? No. Molto. Moltissimo,
finché riesca a capire.
E GUARDO L’ALTRO FIGLIO;
vedo che ha dato tutto.
È un verme sulla croce;
è un cuore sanguinante.
 
Ed è un Risorto:
un Risorto che vive la mia gloria
perché ha preso tutto Lui, sulle sue spalle:
la stoltezza dell’altro,
la sua colpa assassina e la sua morte.