Qui si morì, squarciati

Il mare è sempre uguale:
azzurrissimo e vivo.
Vedo laggiù una vela
che galleggia felice.
C'è un universo in canto
fra il cielo e l'acqua chiara;
nell'immenso vibrare dei colori
è distesa la pace.
La costa frastagliata
ne ride e ne riposa.

Il mare è sempre uguale:
ebbro di giovinezza,
antico di dolore.
Un giorno (sessant'anni)
proprio qui,
nelle acque rilucenti,
proprio qui, sotto il respiro
finemente sfumato
di questa cupola
lieta e leggera,
profonda come il sole...
proprio qui sibilavano le bombe.

Qui si morì, squarciati
dalla follia.
Qui l'innocente mare
si sentì mordere
nell'intimo del cuore.
Qui l'indaco del cielo,
le stelle della notte
si videro accecare
dai lampi dell'orrore.

Ma il mare è sempre uguale:
azzurrissimo e vivo.
Il mare echeggia
la parola di Dio.
La parola di Dio è questa pace.
La parola di Dio è quella vela.
La parola di Dio è la carezza
di cui trasale l'onda.

È l'argento che abbaglia nel tramonto:
è la brezza iodata
che dilata la vita.
La parola di Dio proprio non è,
né mai non fu,
né mai sarà la morte.

Onde sulla scogliera

Le piccole onde giocano;
si rincorrono ai piedi dello scoglio.
Un riso effervescente,
biancoargentato,
per distinguersi appena
dalla spianata azzurra
che le sorregge.
Giocano a rimpiattino:
un apparire, una corsa leggera,
e via! Sono svanite.
Un guizzo di letizia,
un messaggio di gioia
ciangottante.
Vita nascente:
eterna novità.

E fuori, là, verso il profondo,
un'onda baldanzosa!
Insiste senza un attimo di sosta
contro la roccia.
È tutta spuma,
inquieta; forse irata?
Vorrebbe mai abbattere,
schiantare,
sradicare la pietra?
Gorgoglia, bolle:
candida, tenace.
Un'epopea? Un'ampia sinfonia?
Ride la spuma o riversa furori?

Forse scherza giocosa,
perché il sole la investe
e le penetra il cuore.
Forse vuole soltanto aprirsi a fiore,
esibire un bell'abito da sposa.
O forse, impertinente,
vorrebbe risvegliare
lo scoglio?
infliggere il solletico alla pietra?
darle un brivido nuovo?

O vuol dire che è bello
congiungere l'eterno movimento
a un paziente restare?

Flutti al mattino

Oggi le spume
non vogliono giocare!
Il mare è piombo-verde, piombo-viola,
increspato dal vento
fin lontano, laggiù, sull'orizzonte.

I cavalloni
corrono a frotte, impavidi,
drizzando le criniere;
il bianco-latte freme,
e poi s'impenna
contro lo scoglio.
Il rombo è greve:
come la nota fonda
che si vede nel cielo.
Sono tamburi e trombe,
in una risonanza soffocata.

Come sarà l'ora del giorno?
Come sarà l'ora del mare?

Ma ecco: là, a ponente,
uno squarcio di sole.

Onde

Due onde uguali? No.
Non ci saranno mai.
Biancheggianti o di un verde variegato,
con le creste, o a girandole di spruzzi,
ognuna ha un nome.
E la canzone sale:
modulata e leggera,
o bassa e gutturale.

Due onde uguali? No.
Non ci saranno mai.
Si distendono lievi nella baia
o s'impennano un po',
con spume a ricciolo.

... non ci saranno mai.
C'è però l'unità di una parola
che mi raggiunge il cuore.
Dicono tutte "gloria" al Creatore.

Vespro

È tutto un brulicare di diamanti;
è una distesa immensa
di luce liquida.
Straripante di puro scintillio,
il mare canta il Vespero di Dio.

Alba piovosa

Il mare si bagna tutto.
Ha messo un impermeabile grigio
e si rannicchia
sotto il telone.
Ma qualche onda sbarazzina,
verso la spiaggia,
sfugge al riparo.
Con la sua chioma di panna montata,
vuol forse andare dal parrucchiere?

Dopo la pioggia

Il mare è più pulito.
Si è lavato ben bene.

Mare a pecorelle
Ho girato appena gli occhi,
un istante; ed è cambiato
tutto il mare.
Sono nate qua e là le pecorelle.
Una nuvola accigliata
le rimira,
bella e scura, densa e fonda,
con un orlo minaccioso
imbevuto nella china.
È bastato quello sguardo
severissimo, e l'azzurro
s'è incrinato; e già biancheggia.
S'è coperto di una folta
lana morbida, irrequieta.

Pecorelle? Forse no.
Non riflettono la pace.

Rondini a sera

Ho rivisto le rondini
nel cielo vespertino.
Era un tripudio vivido
di grazia e d'armonia;

veleggiavano in circolo
e guizzavano liete
nella purezza limpida
di una luce rosata.

Le rondini spariscono
dalla città inquinata,
ma qui, dove respirano
le onde della vita,
eccole in danza garrula.

È come una preghiera
quel ricamo che tracciano,
distillando la gioia,
in questo spazio libero
nell'ora della sera.