Tu vegli dove i vertici del mondo
assorbono la luce del mistero,
dove il bianco s'immerge avidamente
nel tripudiante fremito del cielo.
Il tuo sguardo purifica l'azzurro
che accende le armonie della vita;
il sole vi si abbaglia ed ogni vetta
si protende a cercarne la purezza
per saziarsi di pace immacolata.
Si fa più acuta nell'ascesa ardita;
si svincola dal peso che s'aggrava
ruvido sulla valle soffocata.
E redime il grigiore della roccia
con un sacro battesimo di nevi.
Tu vegli, e tutto il monte per mirarti
spalanca il suo prodigio di corolle.
Tu fai vibrar le vene della rupe
e per specchiarti s'apron vive polle.

Ave, Regina che traspari Iddio!
Nel ferreo ansimare dell'ascesa
noi t'invochiamo, luce del mistero.
Nel segreto dell'anima segnata
non tace l'eco santa della voce
che ci chiama dai vertici del cielo.
Ma la rupe ci sgretola le mani.
Donaci quella forza immacolata
che fa sbocciare un grido di corolle
da ogni passo graziato dalla croce
e sgancia il nostro pallido arrancare
dall'inerte gravezza, che ci appiomba
nel vuoto della valle soffocata.