Natale: la notte dei pastori.
Tra il grigio delle lane addormentate
penetra acuto il fremito del cielo.
L'aria si fa leggera come un velo,
da cui traspare il volto del mistero.
È tutto un brulicare di splendori;
son le parole eterne della Luce
che s'incarna in un palpito di sangue,
audacemente, per tradurre Iddio.
E gli angeli distendono la pace
sulle piaghe mordaci del dolore:
una promessa vivida d'azzurro,
un invito a fissarsi nell'amore.

Natale, la notte dei pastori.
Roma li stringe in una voce sola,
che polarizza l'ansito del mondo.
Il messaggio del cielo si rinnova
al di sopra dei secoli vanenti.
C'è buio intorno, ma una stella viva
dissemina i suoi germi di fulgore.
Ancor l'eterna Luce si fa carne,
audacemente, per tradurre Iddio.
E un Angelo distende la sua pace
sul pessimismo amaro del dolore:
una promessa vivida d'azzurro,
un invito a fissarsi nell'Amore.

Natale, la notte dei pastori.
Le anime si addensano ai confini
dei pascoli che inseguono la vita
in alto, fino ai vertici del sole.
Le soffoca nell'intimo un rodio
che sordamente scardina la gioia.
La Chiesa santa lancia le sue schiere
perché portino al mondo la Parola
scesa dal cielo per tradurre Iddio.
E la Vergine Madre benedice
stendendo il suo sorriso sul dolore:
una promessa vivida d'azzurro,
un invito a fissarsi nell'amore.