Odore di trucioli freschi.
La pialla di Giuseppe
tosa robusta un bianco tavolato.
Sull'aia impregnata di luce
Gesù sega il troncone d'un ciliegio.
Un gemito. Ecco
nella mano callosa
dell'uomo forte
s'è conficcato il morso d'una scheggia.
Cade la pialla, vinta,
e il sangue s'illividisce
sulla palma aggrinzita.
Gesù si profila sull'uscio,
la testa bruna
arruffata di polvere operosa,
il volto luccicante di sudore.
Sfiora, palpa; uno strappo
e il gonfiore s'accascia.
Ora Giuseppe siede, stanco.
Già la pialla ha ripreso il suo lamento
sotto il fervido impulso
del ragazzo divino.
Giuseppe lo contempla.
D'un tratto sbatte rapido le ciglia.
Vede... (è un sogno?)
quella mano infiammarsi di martirio,
lacerarsi alla ruggine d'un chiodo,
diffondere una pace
di grazia conquistata.
Giuseppe s'alza
col respiro ansimante.
Ma il presagio è svanito.
Gesù lavora calmo, come sempre.
Rientra Maria con l'acqua per la cena.