«Gesù, vado alla fonte»
disse la santa Madre.
Il giovinetto bello
sollevò dai suoi legni
l'oro d'un riso
che illuminò la luce,
poi riprese la canzone del martello.

L'anfora colma di fresca purezza
coronava di lavoro
il capo dell'Ancella del Signore.
L'intimità di una preghiera umana
adorava nel cielo.
La ferì d'improvviso
lo schiaffeggiante urlo
d'una folla artigliosa.
Come torma di lupi, vogliosa
di preda viva,
trascinavan l'angoscia di un reietto.
«Morirà in croce» si gridava intorno.
Qualche fanciullo
palleggiava una pietra e la scagliava.
Maria trattenne
l'affannosa vertigine del cuore
e si slanciò,
gettando contro l'odio il suo dolore.
Protese il dono d'un limpido sorso,
ma ecco... e uno schianto le inchiodò la vita,
vide al ribelle,
sanguinoso di strazio
il volto di Gesù.
Singhiozzò un nome
caldo come l'amore:
«Figlio» e vide ancora
in fondo alle pupille
dilatate d'indicibile stupore
una chiarezza di resurrezione.
Svanì il prodigio
e la folla riprese il suo cammino
di crudeltà spietata.
Maria s'avviò, con l'anima sbiancata
di tremore infinito.
«Morirà in croce» tempestava il cuore.
Giunse alla pace della sua casetta.
Sulla soglia
Gesù guardava assorto un punto fisso
del lontano orizzonte.