Siamo tutti geometri.
Spezziamo in segmenti discreti
le rette
che tu getti a fasci brillanti
nella direzione della vita.
Vogliamo misurare al millimetro
gli atomi del nostro dono
e chiudere in perimetri
gli spazi della luce.
Siamo tutti geometri.
Pieghiamo l'immenso
nell'acuto degli angoli
che pungono.
E ci corazziamo
fra pareti poligonali,
impermeabili
al gemito dei fratelli
straccioni.
Si dorme bene in quei cubi inflessibili:
si dorme la viltà.
Ma il capo sbatte
contro un soffitto duro
e non riesce a tuffarsi
nell'azzurro oceanico del cielo.
Dagli spigoli geme il tuo sangue
livido.

Signore, toglici il compasso
dalla punta di ferro
circoscrivente;
affondaci nel mistero
indimostrabile.