(dopo una visita al Cottolengo di Torino)

Oh, voi non leggerete questi versi
di compassione ardenti!
Voi non ascolterete questa voce
accorata di lacrime struggenti!
Nulla alle vostre menti
parlare mai potrà;
né l'umana pietà scorger vi è dato
sul volto di un amico,
né il nome di fratello
può farvi sussultar di tenerezza;
ma è pur soave e bello
deporre un fiore sulla vostra soglia
sì misera, sì spoglia!
In me pulsa la vita del pensiero;
in voi la notte nera
atrocemente impera.
Io sento la carezza dell'amore;
a voi il vuoto gelido è retaggio.
Per voi non s'inghirlanda
di soavi concenti primavera,
per voi l'alba e la sera
non si tuffan nel cielo di zaffiro
con fremiti di luce e d'armonia.
Al vostro cuor vagante
muta è la melodia
che s'innalza dall'arte,
spenta è la forte fiamma
della scienza, che avanza
scrutando ad una ad una
le libere energie
del geloso universo.
I fiori, la bufera,
l'oro del raggio che accarezza il mare
per voi l'eccelsa gloria del Signore
non possono cantare.
Né vi può tormentare
il pungolo divino del rimorso,
né vi può consolare
il sussurro amoroso
del paterno perdono.
Perché mai nel travaglio burrascoso
della vita inermi così siete?
Perché tanto gemete,
inconsciamente ciechi e carcerati?
Perché? Segreto dell'eterno Amore.
Oh, certo l'incorrotta sua giustizia
un dì vi colmerà
d'angelica letizia.
C'è nel mondo una croce benedetta,
raggiante d'ineffabile splendore;
porta impressa una legge di salvezza;
Non cerca la saggezza,
l'attira l'innocenza,
la commuove la cruda sofferenza.
Per voi diseredati
essa sarà la porta della luce.
In voi centuplicati
discenderanno allor grazie e favori;
l'anima uscita dagli opachi veli
avrà l'intelligenza
dell'alta Verità che muove i cieli,
e beata godrà
quel Dio che nel suo amor l'esalterà.