Si avanza a centimetri.
La ressa di macchine
è come un vespaio.
E poi finalmente si passa;
e l'auto è lanciata
e corre e scompare
lontano.
Che strano fenomeno
d'assurda fatica! Perché?

È il marchio che tu
ci hai inciso nel vivo,
Signore.
Ci hai messo nell'anima
l'impulso di andare,
l'inquieta speranza
che tende a sfondare
i tempi e gli spazi,
la sete dell'oltre e del poi.

E il corpo si muove
e cerca un potente ingranaggio
che vinca in un attimo solo
le mille barriere.
Ma ecco, si trova ingabbiato
fra poche lamiere;
e «stop» e semafori
e strisce e caselli
gli bloccano il volo.
E il cuore s'insabbia nel grigio
di un lungo implacabile «stress».
E l'ansia di andare
si fa più febbrile,
ma non riconosce il suo segno
divino;
diventa, frustrata,
l'angoscia dell'essere.

Accendi, Signore,
quel vivo semaforo
che segna il passaggio alla luce
e muove l'andare del cuore,
profondo,
nel puro silenzio adorante
che ascolta l'Amore.