(prime conquiste spaziali)

Perdonami, Signore,
per questa ribellione
che freme nel mio cuore.
Non posso più ascoltare
quei timidi pietisti
che stringon l'orizzonte
su scandali meschini.
Non vedono che inganno
nell'ala della scienza.
Vorrebbero che il mondo
fermasse il suo furore
di corsa appassionata.
Bollano d'empietà
la fervida tensione
che supera i confini
dell'orbita terrestre.
Perdonami, Signore,
mi mordono sul vivo.
Sei tu la forza eterna
che suscita il pensiero;
che accende i sogni arditi.
È il marchio del tuo amore,
impresso a nostra gloria
nell'anima immortale
quell'urlo di grandezza
che guida le conquiste.
Signore, per gli sputnich
lanciati nello spazio
con brivido di luce,
ti adoro e ti ringrazio.
L'anelito ci spinge
a immergere lo sguardo
nel cuore degli abissi,
ci spinge a trasalire
di gaudio contemplante.
Nel fisso tuo fulgore
hai fatto oggi scattare
quest'ora inebriante;
hai detto: «Su, narrate
la gloria dei miei cieli!».
Signore, la tua grazia
sostenga la fatica
d'ascesa prodigiosa,
ci strappi dal superbo
letargo che ci piega,
ci drizzi in uno slancio
sereno d'umiltà.
Lo sputnich, che misura
la nostra piccolezza
e l'ansia straripante
vibrata all'infinito,
sia il raggio che ci addita
la somma meta in Te.