(a Gesù nel tabernacolo)
Sei lì, e mi guardi.
Con i tuoi occhi,
non miopi né presbiti:
occhi che osservano il mondo
nella prospettiva del Padre.
Sei lì, e mi ascolti.
Con le tue orecchie:
con timpani di carne
che la mia voce fa vibrare.
Sei lì con il tuo corpo
di uomo,
con la mia miseria
di uomo.
Hai un sistema di arterie e di vene
radicate in Maria.
Si sono aperte quando il tuo amore
era maturo come un frutto;
non le hai ricucite.
Troppo sangue devono filtrare:
quello delle tue membra infette,
che si prolungano dal tabernacolo
e zappano, avvitano bulloni,
studiano fisica nucleare,
o ballano selvaggiamente;
sotto i capelli, sotto la calvizie;
con pelle gialla, bianca, nera.
E tu sei lì,
con le tue mani che vogliono stringere
il nostro tesoro di nervi
e di peccati.
Mi dici: «Incomincia tu».
A portarti il dolore del mondo.
E tu lo filtri;
in quel pane che è carne.
Lo trattieni con un'angoscia di Getsemani
e lasci andare soltanto la luce.