Ancora un ritorno.
Si sono snebbiate le giunture dell'anima;
ho visto il tessuto della mia viltà
con la sua trama denudata.
Almeno il filo d'erba è radicato
in un terreno stabile;
io sono come il fiato
che non ha forma;
mi affloscio come un baccello vuoto
se appena si smemora un istante
la pressione dell'alito che insiste.
Dei miei desideri infiniti
non resta che una lisca spolpata.

Ancora un ritorno;
ti porto l'assenza delle mie forze.
Non spero di potermi vibrare
nella vitalità addensata;
spero soltanto di poterti fissare negli occhi
senza fuggire nell'amarezza scoraggiata;
spero di poter accettare
la tua presenza
anche nel mio impotente svanire.

Il mio ritorno, Signore,
non è un passo chiodato
che aggredisce l'ascesa;
è un grido fuso a mille gradi
nel dolore del nulla,
che ti dice: « Guardami! ».