Lo so che è una pazzia
invocarti così!
Eppure,io ti dico:
no! non venire ancora!
Lasciami
il mio piccolo sole:
questo sole che vedo,
questo sole che sento,
questo sole che dista
otto minuti-luce
dal mio giro di passi.

Lo so; c'è l'altro sole.
Così lucente che mi fa paura.
Se appena cerco
di pensarlo un istante,
mi sento risucchiare
dal suo vortice immenso;
mi sento consumare
in un microsecondo
come un infinitesimo del nulla.
Questo sole che dista
quanti miliardi di millenni-luce?

No, non venire ancora!
Lasciami queste mani,
questo pensiero,
questa penna che scrive,
questo sentire
che giorno dopo giorno
si riscopre vivente.

Lo so; c'è l'altra vita.
Ma come sono fatte
le vene del suo sangue?
Com'è quel nome nuovo
che tocca nel profondo
le radici dell'io?
Dove saranno
questi morbidi uccelli,
queste tecnologie,
questi mille colori
delle cose del mondo?

Eppure tu sei carne
della mia carne viva.
Eppure tu sei terra
della mia terra.
Non puoi tradurre
in un linguaggio muto
questo grido del cuore.
Sei venuto per farmi
più "uomo",
più incarnato nell'onda
dell'universo.
L'incontro con la luce
avrà un volto, una voce.

Tuttavia non ti dico:
«Su, vieni»;
non te lo posso dire,
perché la vita
mi morde ancora.
Ma chiudo gli occhi e penso
che mi posso fidare
dell'andare dei giorni,
perché l'istante è tuo;
e tu lo immergi
in una grazia
che si chiama "l'amore".