Notte oscura. Tu non taci,
insistente ticchettio.
Conti gli attimi fugaci
del riposo, che mi avvolge
nell'oblio.
Ecco l'alba. Tic! La sveglia.
Torna il flusso dei pensieri,
torna il fremito nel cuore.
Non è più quella di ieri
questa vita;
questo dono è un dono nuovo.
Tu misuri
con il ritmo dell'amore,
tu soppesi
con la forza della legge
ogni ondata di respiro.
«Tic! La luce come un lampo
s'è mostrata.
L'hai accolta? L'hai cacciata?
Ecco ecco: è già passata!
Tac! La lacrima che piangi
è un gioiello,
se la terra non la beve,
se l'assorbe il puro cielo.
Tic! Fatica!... Tac! Lavora!...
Tic, tic, tac!
Oh, perché, perché quest'ora
d'infedele smarrimento?
Oh, non sai, tic-tac, non sai
che s'eterna ogni momento?»

No, non taci, implacabil ticchettio;
sei la voce che mi parla
nel profondo
col sussurro caldo e buono,
con la pace del perdono,
con il monito severo
del sepolcro che, tic-tac,
tu mi mostri profilarsi
già vicino,
con il canto che mi annuncia
l'immortal riso divino.
Insistente ticchettio,
quando un giorno tacerai,
parlerà Dio.