Poiché ti dico tutto,
non posso dirti nulla.
Ti guardo solamente;
respiro, vivo, attendo.

Sei niente; non importa
se l'ostensorio d'oro
ti vuole evidenziare.
Sei solo un disco bianco
di diametro meschino,
inerte e refrattario
come un muto scialbore.

E ti devo adorare!
Devo dirmi che il mondo
è appeso a questo pane
senza lievito e sale;
che tutte le esplosioni
delle immense galassie
sono un soffio assonnato
di fronte all'energia
di questo punto immoto.

E peggio: devo dirmi
che lì c'è la salvezza,
che questa circoscritta
pallida superficie
è l'infinito amore,
che l'ostia è il Tu del mondo,
il grande Tu di Dio.
O pazzia della storia!
la più folle pazzia
nel tessuto dell'essere.

Ed è per questo solo
che mi posso affidare,
perché soltanto il tutto
può volersi ridurre
al niente più essenziale.
Ti credo, perché tu
sei l'unico silente,
il solo disarmato.

E non ti dico nulla,
perché ti voglio dire
tutto. E non importa
se non ti so trovare.
Tu mi vedi nel buio
del mio sordo pulsare;
e mi vivi, e mi assorbi
nella piena sapienza
del tuo assurdo abissale.