Raggiodoro una mattina
abbagliò l'ultima stella,
e poi disse a Gocciolina:
«Su, pigrona, fatti bella!
Scenderemo nel boschetto
delle bacche, a constatare
chi di noi sia prediletto
e a chi tocchi in ciel regnare».

Detto fatto. Raggiodoro
in un battere di ciglia
fu nel mondo, ed al lavoro
invitò la gran famiglia
dei viventi. Gocciolina
si posò dopo un istante
su una verde fogliolina,
che l'accolse assai festante.

C'era un fiore nel boschetto,
con il capo reclinato.
Goccia disse: «Poveretto!
Com'è stanco ed assetato!
Raggiodoro, non lo senti?
Mi desidera, mi chiama;
tu lo bruci e lo tormenti;
oh, di certo esso non t'ama!».

Ad un tratto dal gran melo
l'usignol portò un messaggio:
«Vieni presto, re del cielo!
Vieni presto, biondo Raggio!
Piove sempre, ed i miei frutti
sono acerbi e pallidini;
grazie a te, diverran tutti
vellutati e zuccherini».

Fresco e vispo un bel funghetto
salutò i suoi cari amici.
Ogni stelo ed ogni insetto
ripetevano felici:
«Che benefico tepore!»,
«Che frescura deliziosa!»,
«Questo sole è un salvatore!»,
«E quest'acqua è ben preziosa!».

Goccia disse: «Dunque, cedi!
Vinta ho io la contesa...».
Ed il raggio: «Ma non vedi?
La mia luce ovunque è attesa».
«Che farem?». «Presso il ruscello
c'è la saggia Spigaurata,
che, lontan dal campicello,
tutta sola è germogliata.

Potrà certo giudicare».
«Vengo, sì; ma sbadatello,
tu mi fai evaporare!
Fatti in là, senza cervello!».
«Tu m'insulti, ma sapresti,
per favor, farmi capire
senza me come faresti
fino al cielo risalire?».

Spigaurata gentilmente
ascoltò la relazione;
poi rispose: «Raggio ardente,
ecco l'umil mia opinione:
ugualmente necessari,
l'uno e l'altro siete vita;
su, regnate insiem da pari,
con amor, con mente unita!».

Gocciolina e Raggiodoro
si guardarono ammirati;
poi tornarono al lavoro
sorridendo, rinnovati.
Poco dopo ammirò il mondo,
nell'azzurro ciel sereno,
un bellissimo, giocondo
variopinto arcobaleno.