Già le corolle
d'ogni giardino
dormono in pace
col capo chino.

La pieve scocca,
gravi e severe,
l'ore profonde
come preghiere.

La terra attende
regina Stella,
con la sua corte
fulgida e bella.

Ma la finestra
del paradiso
stanotte è chiusa,
senza sorriso.

Il Sole ha visto
ieri nel cuore
di due fratelli
spento l'amore...

Quell'ira ingiusta
deve finire;
Regina Stella
la vuol punire.

Che buio pesto!
Solo ed affranto,
un agnellino
bela il suo pianto.

Mamma è lontana,
la notte è scura;
l'agnello trema
di gran paura.

Non c'è una mano
che a lui si tenda;
non c'è bagliore
che gli risplenda.

Anche la brezza
pare assopita.
Dov'è l'ovile?
Dov'è la vita?

Ma su nel cielo
c'è una stellina
umile e mite,
tanto piccina...

Ha tutto il cuore
fatto d'argento
e coglie l'eco
d'ogni lamento.

«Regina Stella,
lasciami aprire!
Per un istante
lasciami uscire!

Quell'agnellino
così soletto...
Un raggio solo;
te lo prometto».

«Nessuna luce
deve brillare
stanotte in cielo;
non domandare!»

Stellina tace,
ma sente ancora
quell'accorata
voce che implora.

«Oh, devo andare,
Regina Stella!
quel pianto invoca
la mia fiammella!».

Or la regina,
con gran rigore,
folgora un freddo
duro bagliore:

«Va'; non ti posso
più sopportare!
L'ordine cosmico
tu vuoi turbare!».

Stellina parte,
umile e sola;
ha in cuor l'amore
che la consola.

Ma la sua veste
tutta d'argento
più non l'adorna;
il raggio è spento.

La mano forte
che l'ha cacciata
dal cielo fondo,
gliel'ha strappata.

Eppur la notte
non è più scura;
più non si trema
per la paura.

L'aria frizzante
brilla e s'accende;
d'intorno tutto
riluce e splende.

Stellina vola
bianca e leggera,
come un profumo
di primavera.

Non ha più veli
gemmati d'oro,
ma ancora porta
con sé un tesoro.

Ancor le resta
viva nel cuore
la generosa
luce d'amore.

Così il dolente
mite agnellino
ha ritrovato
già il suo cammino.

All'alba il Sole
dice a Stellina:
«Vuoi ritornare
dalla regina?

In confidenza...
t'ha perdonata;
già un'altra veste
t'ha preparata».

«A chi mai parli,
Sole di Dio?
Non son più Stella...
Il nome mio?

Or te lo dico,
se non hai fretta:
è nata al mondo
la Luccioletta.

Sarà ricchezza
per me donare;
per me servire
sarà regnare».