La farfalla ai fiori dice:
«Oggi è giorno d'allegria;
Mamma Passera è felice:
una vispa compagnia
d'uccellini or ora è nata
dalla calda sua covata».

Ed al gatto: «Dolcemente
l'ho sentita lor parlare:
obbedite prontamente,
non vogliate bisticciare».
Ma l'ingordo: «Li vorrei
sotto i forti denti miei».

Scorre il tempo. I passerini
già vorrebbero volare.
Mamma dice: «Miei piccini,
non vi pesi l'aspettare.
Troppo deboli ancor siete,
né resistere potrete».

Ma il più grande non ascolta.
Pensa: «Me ne andrò da solo
- la distanza non è molta –
fino al ramo del nocciolo.
Io son forte e coraggioso;
restin gli altri qui, in riposo».

Parte il piccolo ribelle,
ma precipita nel prato.
Le sue alucce tenerelle
verso il ciel non l'han portato.
Ora piange e si dispera;
e vicina è già la sera.

Ma che c'è? Quel miagolio...
e quegli occhi... Son del gatto!
«O fratelli, o mamma, addio!
Me infelice, che ho mai fatto?
No, mai più vi rivedrò;
fatto a brani morirò».

Ma, per grande sua fortuna,
lo scoiattolo sapiente
le zanzare in fretta aduna.
Sciame nero e travolgente,
esse assalgono il gattone
con il loro pungiglione.

Poi dal saggio salvatore
Passerotto è riportato
dentro il nido protettore;
e promette, un po' umiliato,
alla mamma sua diletta
l'obbedienza più perfetta.