(Campanile di Casanova - noviziato)

Un campanile – la storia è bella –
vecchio e bonario come un nonnino,
sovente a sera, nel ciel turchino,
si confidava con una stella.

«Radiosa amica, non posso stare
in mezzo ai venti così soletto;
con la tua luce fa' che al mio tetto
un uccellino venga a cantare!».

La stella disse, cortese e buona:
«Già spunta l'alba; devo partire.
A te d'intorno possa fiorire
di trilli e voli lieta corona».

Dall'orizzonte col suo faccione
al mondo rise dorato il sole.
Il campanile, senza parole,
vide una dolce cara visione.

All'ombra mite della grondaia
un nido vivo di rondinini,
implumi ancora, ancor piccini;
intorno tutta una luce gaia.

Erano proprio poveri uccelli,
così piagnoni, così affamati!
Con quei beccacci tanto sgraziati
gridavan tutti come monelli.

Schizzinosetta, la campanella
più birichina si lamentava;
ma... - che sorpresa! - ecco arrivava
con cuor di madre la rondinella.

Planava piano, soavemente,
tutta un'offerta viva di doni:
il becco colmo di cibi buoni
e l'ala morbida, calda, fremente.

Così, pian piano, sotto la gronda
presero forza le rondinelle;
le loro alucce lucide e belle
vibraron tutte d'ansia gioconda.

Vennero i giorni del volo pieno,
e poi l'estate nel suo fulgore:
la madre e i piccoli, tutto un fervore
d'intenso vivere, lieto e sereno.

Volteggi rapidi, giochi vivaci:
tutta una danza lieve e scherzosa;
poi, nella fonda notte odorosa,
un lungo sogno di voli audaci.

Scese l'autunno. Dall'oltremare
giunse una voce forte e potente,
che in un compatto stormo obbediente
unì le rondini pronte a migrare.

Appeso al tetto del campanile
rimase l'umile nido perduto...
Pugno di bruscoli, povero e muto,
ma tutto aperto su un nuovo aprile.

E qui finisce la storia bella:
il campanile, nel ciel turchino,
vecchio e bonario come un nonnino,
ancora cerca l'amica stella.