(onomastico della maestra di noviziato /
ricordo delle sorelle missionarie)

Ei fu, Siccome all'alito
del gelido gennaio
dal povero dileguasi
sovente l'umor gaio,
così l'estro poetico
lungi da me fuggì.

Né so se ancor benefiche
al povero mio cranio
con rime o metri barbari
le muse parleranno,
sì che la nera polvere
ne vogliano cacciar.

Maestra, tu perdonami;
non fo che balbettare.
Apollo più non degnasi
la cetra mia accordare;
né lacrime né gemiti
lo possono placar.

Ma alfin che val l'encomïo
spirante da Elicona?
È oscura e densa tenebra
per te, sì cara e buona.
Tu ascolta invece il semplice
pensier del nostro amor.

Dall'Alpi alle Piramidi,
dall'India all'Argentina
di figlie stuolo innumere
ti sente al cuor vicina,
e voti e preci fervide
innalza al ciel per te.

Son esse la tua gloria:
tu lor donasti il cuore;
tacita, mite ed umile,
col tuo materno amore
formasti in lor lo spirito
di spose del Signor.

Con man sicura e trepida
tu le guidasti pia
per il sentiero impervïo
al trono di Maria.
A te affidate, offersero
la vita sull'altar.

Il mare poi varcarono
verso straniera sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
del crudo infernal odio
e del divino amor.

Le figlie tue con animo
devoto fan ritorno
a te, maestra, memori
in questo lieto giorno;
son tutte ancor novizie,
son tutte qui con te.

Come nei dì che furono
ascoltan la tua voce,
che mostra loro il ripido
sentiero della croce
e nell'eterne Pagine
il dono dell'amor.

Oh, quante volte al tacito
calare della sera,
quando le invita l'angelo
celeste alla preghiera
gl'incensi esse ripensano
di questo primo altar.

Forse talvolta languido
trema lo spirto anelo,
e lacrima; ma valida
come una man dal cielo
la tua parola tacita
le salva dall'error,

guidandole pei floridi
sentier della speranza
ai campi eterni, al premïo
che i desideri avanza,
dov'è letizia fulgida
il pianto di quaggiù.

Gli sguardi della Vergine,
maestra buona e cara,
sul tuo cammin diffondano
raggi di luce chiara
e i freschi fiori roridi
dell'alto suo giardin.

È terminato il cantico
che Apollo non ispira,
ma tutte ancora vibrano
le corde della lira.
Le muse irate fremono,
ma esulta il nostro cuor.